Il decreto “Aiuti Quater” ha portato a 3.000,00 Euro la soglia dei fringe benefit esentasse. È stato ribattezzato “Bonus 3.000 Euro”, ma non è altro che l’esenzione dall’Irpef, fino a fine anno (per la precisione fino al 12 gennaio 2023), pagato dalle aziende allo Stato sui voucher che concede ai propri dipendenti per acquistare una serie di beni e servizi. Tra questi i buoni pasto, ma anche una serie di altri benefit, comprese agevolazioni per le spese mediche e per pagare le bollette di gas e luce a casa.
Il bonus è valido per dipendenti e assimilati, quindi non per i lavoratori autonomi, ma per i subordinati e i parasubordinati (come i collaboratori coordinati e continuativi, i Co.co.co). Non c’è alcuna distinzione tra lavoratori pubblici e privati, così come non è stata fatta da Draghi in estate quando la soglia esentasse è passata da 300 a 600 euro. Il problema, però, è che c’è poco tempo per predisporre la burocrazia necessaria a ottenere questi voucher, che praticamente nel settore pubblico non esistono.
Questi voucher possono essere assegnati dal datore di lavoro anche ad personam e vi rientrano i beni e i servizi utilizzati dal coniuge del lavoratore. Non c’è una modalità unica per fare domanda. Le aziende predispongono delle piattaforme telematiche o concedono delle carte ad hoc dove viene erogato il voucher. Per il pagamento delle bollette, però, bisogna dimostrare di averle pagate effettivamente e di averle a carico.
Il bonus 3.000 Euro spetta a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, ma in forza di una libera scelta delle aziende, come tutti i fringe benefit. Spetta ai datori di lavoro, infatti, stabilire le proprie politiche di Welfare aziendale, e decidere se riconoscere o meno i suddetti benefit ai propri dipendenti.
NOTA BENE: sono considerati datori di lavoro, in caso si avvalgano di dipendenti privati, anche gli studi professionali, i lavoratori autonomi, gli enti pubblici economici e i soggetti che non svolgono un’attività commerciale. Sono considerati lavoratori dipendenti anche i collaboratori tipo CO.CO.CO, amministratori e lavoratori autonomi occasionali, oltre ad altri soggetti percettori di reddito di lavoro assimilato (tirocinanti).
ATTENZIONE: non sono previsti limiti reddituali né di soglia ISEE per il riconoscimento del bonus 3.000 euro.
Sono esclusi dalla suddetta agevolazione tutti i lavoratori dipendenti statali.
Le spese ammissibili nel bonus 3.000 euro sono i costi di bollette della luce, del gas e dell’acqua che il lavoratore dipendente ha pagato nel corso del 2022. Sono pertanto incluse solo ed esclusivamente le bollette riferite alle utenze domestiche. Attenzione, inoltre, che le somme erogate per il rimborso delle utenze domestiche devono essere dell’energia elettrica, del gas naturale e del servizio idrico integrato.
NOTA BENE: l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che le utenze possono riguardare anche immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti con titolo idoneo, sia esso proprietà, affitto o comodato, non solo dal lavoratore dipendente, ma anche dal suo coniuge o dai suoi familiari, a patto che le spese siano sostenute dal lavoratore, dal coniuge o da altro familiare.
Come detto, non sono necessarie domande per l’ottenimento del bonus (fringe benefit). Di fatto, è il datore di lavoro che, su sua libera iniziativa, può decidere di attribuire il benefit incrementando di fatto la retribuzione senza dover pagare tasse e contributi.
Gli importi dovuti sono quindi erogati direttamente in busta paga al lavoratore dipendente, a fronte della prova del pagamento delle fatture 2022. È compito del datore di lavoro verificare che i documenti giustificativi siano corretti e rientrino effettivamente nell’agevolazione.
Il benefit può essere concesso dal datore di lavoro fino al 12 gennaio 2023.
Dal primo gennaio 2023, i datori di lavoro potranno concedere altri aiuti economici esentasse, come i buoni acquisto, ma con la soglia dei canonici 258,23 euro, salvo altre decisioni che verranno eventualmente prese dal Governo in futuro.